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LA CANZONE DELL’ALTRA/O STORIE E R-ESISTENZE DELLE DIFFERENZE INVISIBILI Serata a sostegno di Emily

locandina evento grace def

LA CANZONE DELL’ALTRA/O
STORIE E R-ESISTENZE DELLE DIFFERENZE INVISIBILI
Serata a sostegno di Emily

Sabato 27 Febbraio
Circolo ARCI Franca Trentin Baratto
Santa Sofia, Cannaregio 4008, Venezia

Dalle 17:30

Storie di r-esistenze differenti e invisibili: la luce di chi vive la malattia rara,
il carcere e l’essere donna in Asia.
Ne parliamo insieme a:

Luigi Vero Tarca – Filosofo e docente presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia
Grace Spinazzi – Mamma e insegnante
Elisabetta Favaretto – Presidentessa dell’associazione filosofica LAI e insegnante nei Licei
Sonia Orazi – Insegnante e blogger esperta di cultura asiatica

Buffet vegetariano e vegano preparato dai volontari della LAI

Musica dal vivo di Paola Tamburin, Paolo Sottana e Frankie & Master Mauri

Tutto il ricavato sarà devoluto per aiutare Emily Rose Marie, una bambina di tre anni affetta dalla sindrome di Sanfilippo, una grave malattia degenerativa. La mancanza di un enzima causa l’accumulo di tossine nel cervello e porta gradualmente ad un grave ritardo mentale ed alla perdita delle funzioni vitali principali. L’aspettativa di vita è molto bassa. Non vi sono né cure né terapie accertate: la prima sperimentazione è iniziata l’anno scorso.
I fondi raccolti durante la serata aiuteranno Emily in questo percorso “speciale” faticoso ma anche pieno di speranza.
Pagine Facebook: A smile from a Rose + Libera Associazione di Idee
Sito LAI: https://associazionelai.wordpress.com

Locandina evento

Discussione intorno al senso del destino

In occasione dell’uscita dei libri di Giulio Goggi, Al cuore del destino. Scritti sul pensiero di Emanuele Severino (Mimesis 2014), ed Emanuele Severino (Lateran University Press 2015)

Martedì 31 Marzo 2015 ore 16
VENEZIA Sala Giovanni Morelli Palazzo Malcanton Marcorà – piano terra

Coordina: Luigi Vero Tarca
Interviene: Giulio Goggi
Partecipano:
Giuseppe Barzaghi (Studio Filosofico Domenicano – Bologna)
Riccardo Berutti (Università di Cagliari)
Giorgio Brianese (Università Ca’Foscari Venezia)
Calogero Caltagirone (Università LUMSA – Roma)
Laura Candiotto (Università Ca’Foscari Venezia)
Mattia Cardenas (Studio Filosofico Domenicano – Bologna)
Leonardo Messinese (Pontificia Università Lateranense)
Gianluigi Pasquale (Pontificia Università Lateranense)
Federico Perelda (Università Ca’Foscari Venezia)
Stefano Sangiorgio (Università Ca’Foscari Venezia)
Davide Spanio (Università Ca’Foscari Venezia)
Ines Testoni (Università di Padova)

L’ingresso è libero
L’incontro vale per i Seminari collegati al corso di Filosofia teoretica

Diffondiamo l’Appello per la FILOSOFIA!

In questi giorni di attesa per la nuova riforma della scuola diffondiamo questo APPELLO PER LA FILOSOFIA lanciato da molti autorevoli esponenti della cultura italiana. L’attività stessa della nostra associazione è tesa a colmare il grande bisogno di dibattito filosofico a scuola come in tutta la società. I nostri laboratori e l’esperienza ormai consolitata della P4C (Philosophy for Children) dimostrano come sarebbe anzi necessario portare la filosofia in tutte le scuole di ogni ordine e grado!

difendiamolafilosofia

Promotori:
Roberto EspositoAdriano Fabris, Giovanni Reale
Questo, per la filosofia e per la cultura umanistica in generale, è un momento non facile. Prevale un’ideologia tecnocratica, per la quale ogni conoscenza dev’essere finalizzata a una prestazione, le scienze di base sono subordinate alle discipline applicative e tutto, alla fine, dev’essere orientato all’utile. Lo stesso sapere si riduce a una procedura, e procedurali ed organizzative rischiano di essere anche le modalità della sua costruzione e valutazione. Un conoscere è valido solo se raggiunge specifici risultati. Efficacia ed efficienza sono ciò che viene chiesto agli studiosi: anche nell’ambito delle discipline umanistiche.

In questo quadro non stupiscono, per restare nell’ambito filosofico, l’eliminazione della Filosofia teoretica da molti corsi universitari di Scienze dell’educazione, nonché, per quanto riguarda le scuole secondarie, l’idea di ridurre a due anni la formazione filosofica, a seguito del progetto per ora sperimentale di abbreviare il ciclo a quattro anni. Allo stesso modo non sorprende il fatto che, nonostante il diffondersi negli ultimi decenni delle etiche applicate (come la bioetica, l’etica ambientale, l’etica economica, l’etica della comunicazione) a tutt’oggi la bioetica è considerata nelle declaratorie una disciplina che rientra ufficialmente nei settori disciplinari della medicina e del diritto piuttosto che della filosofia. Con la conseguenza che viene privilegiato per questa materia un insegnamento di carattere procedurale, piuttosto che una formazione volta a fare chiarezza sui motivi di certe scelte per aiutare a prendere decisioni responsabili.
Ma tutto questo è la punta di un iceberg. È il segno che, privilegiando un pensiero unico modellato sulle procedure tecnologiche, abbiamo rinunciato alla nostra tradizione, alle molteplici espressioni della nostra umanità, e siamo diventati tutti più poveri nella riflessione e nella capacità critica. Si tratta di un problema che interessa anzitutto la dimensione educativa. Ma più in generale ne va del ruolo che, nel nostro paese, può giocare la dimensione della cultura. 

È necessario cambiare rotta. È necessario contrastare questa deriva. Lo si può fare anzitutto bloccando i progetti che riducono o addirittura eliminano lo spazio della filosofia nell’istruzione secondaria e nell’insegnamento universitario. Lo si può fare chiedendo al nuovo governo impegni precisi: non solo per l’ammodernamento delle strutture scolastiche e universitarie, ma anzitutto per il sostegno e il rilancio di una cultura autenticamente umanistica, come sfondo all’interno del quale anche la ricerca scientifica e tecnologica acquista significato.
È questo il modo in cui può trovare rilancio anche un’azione politica intesa come responsabilità del pensiero nei confronti della dimensione pubblica e del mondo. È questo il modo in cui il nostro paese può essere fedele al suo passato. È questo il modo in cui esso può trovare una vera collocazione nel presente e nel futuro dell’Europa.

Aderisci all’iniziativa! 

Primi firmatari:
Massimo Adinolfi, Luigi Alici, Dario Antiseri, Luisella Battaglia, Franco Biasutti, Remo Bodei, Laura Boella, Francesco Botturi, Giuseppe Cantillo, Dino Cofrancesco, Raimondo Cubeddu, Fulvio De Giorgi, Maurizio Ferraris, Mariapaola Fimiani, Piergiorgio Grassi, Enrica Lisciani Petrini, Eugenio Mazzarella, Salvatore Natoli, Giuseppe Nicolaci, Luigi Pati, Luciano Pazzaglia, Paola Ricci Sindoni, Giuseppe Riconda, Leonardo Samonà, Emanuele Severino, Giusi Strummiello, Gianni Vattimo, Carmelo Vigna, Claudio Ciancio, Pier Aldo Rovatti, Franco Miano, Michelina Borsari, Gianfranco Dalmasso, Antonio Bellingreri, Enrico Berti, Armando Massarenti, Giacomo Marramao, Vincenzo Vitiello
Adesioni internazionali
Marc Augé, Kenneth Seeskin, Patxi Lanceros, Jean-François Courtine, Jean-Luc Nancy, Timothy Campbell, Homi Bhabha, Celine Jouin, Etienne Balibar, Marc Crépon, Frédéric Worms, Jean-Michel Salanskis, Frédéric Worms

Altri firmatari (clicca sul link per leggere tutti gli elenchi)

Leggi i commenti all’appello (clicca sul link per leggere tutti gli elenchi)

Riflessioni di un medico sul Convegno “L’arte della relazione” e il ruolo della filosofia nella sua professione

writing_a_letterIl medico d’oggi prigioniero del monocolo Polifemo (il gigante burocratico-amministrativo-giurisprudenziale) si trova a dover uscire con astuzia dalla prigionia della grotta: novello Gregorio del Kafka. “I tempi di crisi sono formidabili opportunità di crescita” (dr. D. de Paolis, presidente Istituto Psicosintesi), ed è così che -dulcis in fundo- c’è stato a fine settembre di quest’anno il Convegno “L’arte della relazione” organizzato dall’Ordine di Venezia in collaborazione con la Facoltà di Filosofia di Venezia (in qualche modo richiama i precedenti Convegni del 2010 e del 2012 “Bellezza, armonia e salute: quale relazione?”). Se con amarezza prendo atto che l’impegno del medico occupa ore e ore della sua attività in pratiche che poco hanno a che fare con l’arte medica, ciò non di meno osservo che c’è ancora la possibilità di riappropriarci come medici della nostra anima. Il Convegno a Ca’ Foscari ne è stata la conferma.
Finalmente: al dì fuori della giusta ottimizzazione dei costi, è sicuramente giusto operare 100 protesi d’anca con metalli meno preziosi piuttosto che soltanto 2 con materiale pregiato, ma bisogna sempre tener conto che il medico tratta il malato, e che le variabili in medicina non sono l’eccezione ma la norma, anche se spesso il medico che fa la sostituzione delle valvole cardiache o l’impianto di una protesi dentaria, è trattato –tra protocolli e linee guida regionali-aziendali-divisionali – come un operatore economico non diverso dal meccanico che sostituisce bulloni e candele su un’automobile: linee guida e protocolli , circolari regionali e drg, che diventano arma a doppio taglio, impugnati da pazienti e avvocati e spesso dallo stesso medico, e diventano strumenti in mano a periti e consulenti tecnici tutti bravi a posteriori ad applicare le norme, ma senza tener conto della relazione, ma solo della malattia: la malattia è un’entità che non esiste nella realtà ma solo sui trattati, perché esiste solo quel malato in quel particolare momento, portatore di un malessere spesso con una multi-patologia e spesso con sintomi contradditori. Un giorno, un capitano di nave venne incolpato per una manovra scorretta, e il suo avvocato chiese se i calcoli fatti dagli accusatori erano corretti e gli accusatori dimostrarono –carte alla mano- che i loro calcoli sulla manovra erano stati verificati in ore e ore di lavoro per essere sicuri di dimostrare la correttezza degli stessi: vinse la difesa, allorché spiegò al Giudice che quel capitano -per decidere la manovra della nave e dare l’ordine di esecuzione- aveva a disposizione solo 20 secondi.
Ecco dunque un accenno ad alcuni insegnamenti significativi del Convegno “L’ARTE DELLA RELAZIONE”. La locandina è significativa perché la cornice è bucata e rotta dai numeri e dalle lettere, come per significare che non tutto può essere “inquadrato”. Hanno parlato quattro professori dell’Università di Venezia:
1) Luigi Perissinotto, filosofo del linguaggio, apre il convegno su “Cura e comunicazione” e spiega come nelle relazioni sociali e medico/paziente (e tanto più nelle situazioni psichiatriche, aggiungo io) la relazione si svolge non solo sulla base del linguaggio, ma la comunicazione avviene anche e soprattutto tramite ciò che è il NON-DETTO!
L’abitudine di voler inquadrare tutto è tipico oggi delle società che esprimono così la loro massima INSICUREZZA (ne è stato un buon esempio fallimentare la Germania nazista di Hitler); ed è questo l’ambiente sociale in cui oggi si vorrebbe imprigionare la professione medica. Spiega il prof. Perissinotto che “rispondere alla lettera” ad una domanda significa giocare sulla non-relazione e sulla non-comunicazione.
2) Ivana Padoan, di Ca’ Foscari , titolo della relazione “Assertività, interazione e violenza nella comunicazione”, mette in risalto poi come la comunicazione scritta è un approccio di prima comunicazione e di apertura, ed allarga -ma può diventare il mezzo per limitare- il rapporto con il paziente.
Perciò si può passare dalla cartella clinica ambulatoriale al preventivo scritto di spesa della cura (controfirmato dal paziente) sia come mezzo di comunicazione sia come mezzo di non-comunicazione. Il “consenso informato” somiglia molto al bugiardino dei farmaci!
3) Luigi Vero Tarca col titolo “Verità e cura. La cura dei mortali nell’era tecnica” ci riporta la importanza della centralità del rapporto sull’uomo (sulla nostra umanità), almeno come tendenza ideale.
4) Laura Candiotto , “Le pratiche filosofiche integrate nella cura della relazione”, pone l’accento sul Logos, e quindi sull’armonia, nel momento in cui anch’io mi riconosco nell’armonia del cosmo. E cita G. Cosmacini: “In un’ottica che riduce l’antropologico al somatico e il sociale al mutualistico, medico e paziente perdono entrambi la nozione di rapporto privilegiato che è fatto innanzitutto di coinvolgimento reciproco … Il pericolo ultimo è quello di una barriera calata tra medico e paziente, a determinare una medicina del silenzio in contrasto con l’aforisma perenne che <un buon medico è la prima medicina> “.
Nel pomeriggio i Conduttori dei gruppi esperienziali sono stati di eccezionale abilità, , per la disponibilità al confronto e per le esperienze dirette sul corpo e sulla relazione col corpo.
Gli ultimi due Relatori del mattino ci hanno indicato il sistema in cui possiamo identificarci, per riappropriarci della nostra “anima” di medico identificando noi stessi nella “vera” funzione, al di là di tutti gli impegni burocratico-amministrativi-legali e nonostante questi. E’ il “FARE ANIMA” di James Hillman (psicoterapeuta di impostazione Junghiana), un atteggiamento psicologico (e somatico) che consente – in armonia con noi stessi – un nuovo stile di cura.
In città frenetiche per traffico, talvolta solo dormitori, in cui non c’è più il medico di campagna né l’indennità di cavalcatura, e spesso neanche l’asciugamanino bianco in bagno (la visita domiciliare é abitudine prevalente solo in Italia), con l’onorario non più pagato direttamente ma diventato stipendio, il paziente/cliente/persona assistita ha diritto – quale elemento più debole nella relazione- non soltanto all’assistenza sanitaria, alla cura; ma può ricevere anche un dono prezioso, un valore aggiunto che nessun protocollo potrà mai regolamentare: l’arte medica.
Dott. Renzo Giacomini

fonte: sito dell’Ordine dei Medici della Provincia di Venezia